Indipendenza consapevole, per un nuovo modo di concepire lavoro e vita privata

di Simone Carletti 

Diritti e tutele sì. Contratto e subordinazione no, perchè l’indipendenza è un valore.

É questa la filosofia di vita di chi freelance è e vuole rimanerci. Tra i milioni di partite iva e collaboratori precari d’Italia infatti c’è anche chi non mira al rapporto di lavoro subordinato e non vive come una condanna la mancanza di un contratto. La questione è stata proposta recentemente dal libro “La Furia dei cervelli” del giornalista Roberto Ciccarelli e del ricercatore Giuseppe Allegri entrambi rigorosamente ed orgogliosamente freelance. Potremmo chiamarli precari consapevoli. Consapevoli della loro condizione di dimenticati dalla storia, dalle cronache e dalla politica. Il loro libro è legato a doppio filo con il movimento “Il Quinto Stato” che ambiziosamente sostiene e difende l’autonomia umana e professionale di chi ha scelto di non dipendere. Altra parola chiave in questo panorama è la “cooperazione” tra indipendenti su cui si dovrebbe fondare la nuova repubblica. Una vera e propria auto-mutualità per sopperire alle mancanze di tutele e di diritti di cui si rende colpevole lo Stato che oltre a lasciare indifesi i freelance di fronte ai propri committenti, non gli concede di aspirare alla pensione, all’assistenza sanitaria né tantomeno alla maternità.

Quel che descrivo è un nuovo modo di concepire la realtà dei lavoratori non subordinati, che esce dal concetto di precariato ed entra in quello di indipendenza consapevole inserita all’interno di una rete di persone che collaborano per costruire qualcosa di nuovo. Indipendenza dunque che se da un lato non significa esaltazione dell’autoimprenditorialità reaganiana, dall’altro si pone in contrasto con la subordinazione lavorativa come strumento di ordine e fedeltà allo Stato. Il nuovo paradigma tracciato dal “Quinto Stato” e dalla “Furia dei Cervelli” trae ispirazione anche dalle storie di Donatello, Leonardo e Michelangelo, che rifiutarono il legame con le corporazioni artigiane per difendere la dignità del proprio lavoro e contrapporsi all’ordine sociale basato sull’obbedienza. Un progetto dunque che mira alla riconquista delle libertà fondamentali dei lavoratori indipendenti attraverso la rottura degli schemi e la valorizzazione delle reti sociali capaci, attraverso forme di autosostentamento, di colmare i vuoti lasciati dallo Stato.


Tratto dal numero DUE di RadioGiornale (free) 

© riproduzione riservata

Non ci sono articoli correlati

You must be logged in to post a comment Login