Emilio Maggini: poesie e prose in dialetto viterbese

di Antonello Ricci

La stretta affinità di linea culturale che apparenta questa nuova avventura editoriale targata Davide Ghaleb Editore e Banda del racconto alle altre iniziative lanciate, in questi stessi giorni, nell’ambito della Festa dell’Uva e fuori (un doppio premio per la miglior poesia dialettale intitolato alla memoria di Emilio Maggini, uno destinato alle scuole della città l’altro senza limiti di età, nonché “Pianoscarano pittoresca” per la miglior pittura estemporanea; le passeggiate/racconto e il DVD della “Città delle donne”) testimonia una barra del timone. Intendo una scelta di fondo, una regia, in senso civico e civile. Una saggezza di spessore politico. Desidero qui personalmente ringraziarne il deputato della Repubblica Giuseppe Fioroni, “piescaranese” doc. Senza il suo impegno instancabile quanto discreto – sempre per scelta lontano dalle luci dei riflettori – difficilmente questo compatto ciclo d’iniziative avrebbe riscosso il successo che sta riscuotendo: il nostro umile – al tempo stesso ambizioso – tentativo di restituire al nostro dialetto e alle nostre tradizioni la dignità che compete loro. Per rimettere tali fondamenti della nostra identità al centro dei valori della polis viterbese.

Emilio Maggini cittadino viterbese e piescaranese doc, fu il singolare capostipite, a partire dalla seconda metà degli anni ’60 del secolo scorso, di una rilevante pattuglia – ancor oggi più che vitale – di autori di cose e tradizioni locali che volle assumere a propria lingua poetica il dialetto viterbese.

Pioniere di una vera e propria – inedita quanto rigorosa – fondazione ortografica del nostro dialetto, Maggini fu autore di pregevoli componimenti, in versi metrici e in vere e proprie prose d’arte, seppe immortalare tradizioni, luoghi e personaggi della Viterbo città-di-campagna in forma d’arte, non di rado trascendendo il bozzetto locale per farsi messaggio universale, innalzando così la parlata locale al rango di una lingua di tradizione scritta.

Tutto ciò, assai significativamente, proprio nel momento in cui il Paese Italia e il mondo intero conoscevano un’accelerazione culturale senza precedenti, che avrebbe reso letteralmente “fossile”, nel volgere di 2 generazioni appena, una storia e una civiltà millenarie.

Tutto ciò fa di Maggini una figura di assoluto rilievo nella memoria locale e non solo.

Le sue numerose opere (una decina di titoli), raccolte in libretti e fascicoli in prosa in versi pubblicati alla spicciolata dall’autore con tipografie locali, giacevano da decenni dimenticate e impolverate sugli scaffali delle biblioteche pubbliche viterbesi o dei cultori di storia e folklore locale.

Per rendergli il dovuto omaggio, l’associazione culturale Banda del Racconto in collaborazione con Davide Ghaleb Editore ha raccolto e censito questo “perduto” patrimonio dando alle stampe un’antologia ragionata dell’opera magginiana.

Tale florilegio – pur costruito su rigorosi criteri scientifici – è stato pensato affabile e popolare (libero cioè da apparati accademici, note eccetera) con l’obiettivo di riuscire a raggiungere gli scaffali di ciascun “fuoco” familiare piascaranese: Così da ravvivare anche presso un pubblico di lettori non professionisti – grazie alla bellezza incantevole e all’eleganza formale della scrittura dialettale di Maggini – il senso della dignità civica e un sentimento (orgoglioso e cordiale) dell’appartenenza dialettale, cittadina e di quartiere.

Il libro, curato da Marco D’Aureli, è ospitato nell’ormai storica collana “La Banda del Racconto”.

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