Castell’Araldo in Marta: una delle più importanti Precettorie templari italiane

Favorito da una posizione strategica importantissima, che consentiva il controllo dei traffici della zona tra l’antica via Cassia e l’antica via Aurelia, il complesso di Castell’Araldo è stato in passato una delle più importanti Precettorie templari del centro Italia capace ancora oggi di attirare curiosi e studiosi da ogni parte del mondo

di Francesco Moretti

Condottieri, monaci, filosofi, matematici ma anche architetti ed ingegneri, i Cavalieri Templari erano questo e tanto altro. Del resto, non si diventa per caso uno degli ordini cavallereschi e militari più importanti della storia (e con una disponibilità economica da far invidia persino alle più grandi nazioni europee) se non si ha alle spalle un apparato di competenze variegato ed un’organizzazione ben strutturata sul territorio.

Nella piccola cittadina di Marta, sulle rive del lago di Bolsena, è possibile ammirare tutto ciò attraverso il sito templare di Castell’AraldoUn territorio che questi formidabili cavalieri conoscevano bene, tanto che vi avevano costituito una vera e propria struttura capillare fatta di stazioni di posta, commende, strutture fortificate e cunicoli sotterranei.

Favorito da una posizione strategica importantissima, che consentiva il controllo dei traffici della zona tra l’antica via Cassia e l’antica via Aurelia, il complesso è stato in passato una delle più importanti Precettorie templari del centro Italia.

Oltre al castello era infatti possibile ammirare tutta la foresteria con i relativi annessi dove si svolgeva la vita quotidiana dei cavalieri. Una vita fatta di studio, preghiera, allenamento alla guerra ma anche di agricoltura, allevamento e commercio.

Con la soppressione dell’Ordine, avvenuta nel 1314, il luogo passò di mano in mano e fu oggetto di contese che lo portarono pian piano alla decadenza ed alla rovina. Dell’originario incastellamento rimangono oggi soltanto dei ruderi, che testimoniano le abilità ingegneristiche ed architettoniche dei Templari ed anche una piccola chiesa, restaurata nel 2007 con ciò che resta del complesso.

Nonostante le evidenti lacune architettoniche, il complesso sorprende ancora oggi grazie al suo fascino medievaleggiante avvolto da quell’alone di mistero che circonda i Cavalieri Templari. Dedicata alla Madonna SS. delle Grazie ed ai SS. Pietro e Paolo, quest’ultimo edificio presenta delle forme semplici, rese ancora più intime ed armoniose da un soffitto voltato a botte, che tuttavia risulta essere in parte crollato.

Al visitatore contemporaneo, afflitto dal peso delle grandi città fatte di cubature senza anima, risulta infatti difficile rimanere impassibile davanti agli imponenti ruderi presenti nel sito che fanno sorgere nell’animo di chi li contempla la stessa domanda che si fece, di fronte alla rovine del Machu Pichu, il giovane Ernesto Guevara de la Serna, raccontatoci da Walter Salles nel film “I diari della motocicletta”:

“…È possibile avere nostalgia di un mondo che non hai mai conosciuto? È possibile che una civiltà capace di costruire tutto questo, venga distrutta per costruire… questo? ”


Tratto dalla rubrica “Lo spazio del nostro territorio” by RG

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