Una Salvia ti salverà

La Salvia è da millenni utilizzata quale rimedio per diversi malanni (emorragie, gastriti, febbre, tosse, raucedine, ecc.) Tuttavia, è solo negli ultimi anni che la ricerca scientifica ha condotto studi sull’uomo per indagare gli effetti fitoterapici

di F. Michele Panunzio

Una delle più antiche fonti storiche che menziona la Salvia è quella del Papiro Ebers (1500 aC), manoscritto risalente al regno della XVI dinastia egizia del sovrano Amenofi I, nel quale è indicata come rimedio per il prurito. Altre fonti riferiscono che nell’antico Egitto la Salvia era utilizzata anche per trattare i disturbi dello stomaco, per il mal di denti e l’asma (www.britannica.com). I seguaci di Ippocrate hanno elogiato le sue qualità emostatiche e tonificanti, nonché i benefici sulle mestruazioni; invece, Plinio, Dioscoride Pedanio e Galeno l’hanno raccomandata come rimedio per la febbre e le contrazioni uterine, per la tosse, la raucedine, per gli spasmi muscolari e le ulcere.

Il nome Salvia deriva dal latino “salvare” che significa guarire, ma anche essere sano. Il nome della specie officinalis attribuito alla Salvia si riferisce, invece, al suo utilizzo quale rimedio medicale. La comune Salvia viene menzionata nel “Capitulare de villis” di Carlo Magno (circa 790) e nel IX secolo, il monaco al chiostro di Reichenau di Constance, Valafrido Strabone, le dedica l’apertura del poema didattico “Hortulus” – conosciuto anche con “Liber de cultura hortorum”, nel quale descrive le piante medicamentose del suo orticello monastico (oggi ricostruito a Reichenau) – con queste righe: “Per prima cosa la salvia brilla, è gradevole al gusto, è molto potente ed utile anche come bevanda; è utile per la maggior parte delle malattie umane ed è consumata per una giovinezza più verde”. La Scuola Medica di Salerno (XI secolo) affermava che  “Salvia salvatrix, naturae conciliatrix” – “Salvia, in ver sei salvatrice, di natura emulatrice”* Insomma, c’era abbastanza “letteratura” perchè Re Ludovico I Wittelsbach (1786-1854) facesse piantare la Salvia officinale nel proprio “giardino dei semplici”, ovvero delle erbe medicamentose.

La Salvia appartiene alla famiglia delle Lamiaceae ed è diffusa in tutto il mondo. La composizione esatta di micronutrienti e la quantità di antiossidanti presenti nella salvia dipenderà, così come abbiamo già accennato per il rosmarino (vedi blog del 16 luglio 2017**), dalla pianta, dalla specie [1-4]. L’attività antiossidante della salvia è legata alla presenza di molecole come il carnosolo, l’acido carnosico, il rosmanolo e l’acido rosmarinico. Tra questi, l’acido rosmarinico è stato segnalato come uno dei più importanti per l’attività antiossidante [5]. Nell’estratto estratto fluido della salvia, sono stati identificati in grande quantità i fenoli epirosmanolo e iso-rosmanolo [6]. Un altro antiossidante della Salvia è l’Acido Salvianolico, dimero dell’acido rosmarinico, con forte attività anti-radicali liberi per il DPPH (1,1-diphenyl-2-picrylhydrazyl) e per il superossido [7].

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