Agricoltura e fogne: rischio eutrofizzazione per il Lago di Bolsena

Un inquinamento fuori controllo: proponiamo l'articolo pubblicato su "Tutto Green" (allegato a La Stampa del 20 luglio 2017), a firma della consigliera di Bleu, Béatrice Bretonnière, sul Lago di Bolsena

di Béatrice Bretonnière 

prima vista, il lago di Bolsena, profondo più di cento metri e di origine vulcanica, situato sulle colline dell’alto Lazio, sembra in salute: acqua limpida, canneti pieni di vita lacustre, la riserva ornitologica dell’Isola Bisentina e i pesci del lago serviti in tutti i ristoranti. Ma da tempo la crescita urbana intorno al lago, l’inadeguatezza del sistema fognario e gli scarichi chimici di varie origini stanno degradando pericolosamente la qualità dell’acqua. Da quasi vent’anni gli amanti del lago hanno lanciato l’allarme; e un ingegnere fiorentino, Piero Bruni, si è preso la briga di fare otto volte all’anno dei prelievi dell’acqua. Mentre le autorità locali dichiaravano puntualmente che la qualità idrica del lago era buona, i monitoraggi indipendenti di Bruni, mai messi in discussione, hanno dimostrato che la concentrazione del fosforo è raddoppiata e ora raggiunge i 16,2 microgrammi per litro. Il fosforo stimola la crescita eccessiva di alghe, anche tossiche: il lago di Bolsena rischia l’eutrofizzazione, ha concluso un gruppo di studiosi dell’Università tedesca di Weimar venuti lo scorso maggio a studiare la situazione.

Per Jörg Londong, ingegnere specializzato nella gestione e il trattamento degli scarichi urbani, non ci sono dubbi: «l’anello fognario, che raccoglie solo la metà degli scarichi del lungolago, non funziona correttamente per la mancanza di manutenzione». Numerose stazioni di pompaggio funzionano male o per niente, «e il risultato è che parte del liquame finisce direttamente nel lago, aumentando sempre più la presenza di fosforo», spiega preoccupato il professore. Ci vorranno probabilmente dieci anni perché questo fenomeno disastroso emerga con evidenza; ma a quel punto sarà durissima risanare il lago.

Per cercare di sensibilizzare le autorità su questa emergenza molti stranieri residenti o frequentatori del lago, insieme ad italiani, hanno dato vita al comitato Bleu, Bolsena Lago d’Europa. «Bleu» ha presentato una petizione in sede Ue per chiedere iniziative concrete.

Già nel 2009 l’Unione Europea aveva finanziato un piano che poi la Regione Lazio non ha adottato. Nel 2015 Bruxelles aveva lanciato una procedura di preinfrazione ambientale; l’anno dopo il Lazio ha varato misure che però sono rimaste sulla carta.

I provvedimenti necessari sono evidenti a tutti: l’anello fognario, che peraltro non copre l’intera costa, va riparato. Servono poi nuove stazioni di pompaggio e l’agricoltura deve ridurre l’uso di prodotti chimici e fertilizzanti. E le troppe abitazioni non connesse alla rete fognaria, dice Londong, vanno dotate urgentemente di un sistema di trattamento delle acque decentralizzato ma non autogestito, e necessariamente posto sotto un controllo delle autorità pubbliche. Adesso tocca ai Comuni della zona e alla Regione Lazio agire prima che sia troppo tardi per salvare il lago di Bolsena.

fonte: “Tutto green” by La Stampa


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