Coldiretti: “Colpa dei cinghiali se i lupi attaccano le pecore”

Il direttore della Coldiretti Viterbo Alberto Frau parla di una corretta gestione della fauna

“Tornare alla corretta gestione dell’ecosistema, svincolandosi da posizioni e giudizi privi di fondamento scientifico o da miopi posizioni di parte che non salvaguardano il domani e che non hanno ragione di esistere in merito a ciò che concerne la corretta gestione della fauna selvatica sul territorio”.

È la denuncia-appello del direttore della Coldiretti di Viterbo, Alberto Frau che, visti i suoi trascorsi da tecnico faunistico nella regione Umbria e i suoi studi con specializzazione in materia faunistico-venatoria, ha scelto di prendere posizione, soprattutto dopo l’ennesimo assalto ad un ovile, a Blera, da parte di un branco di lupi che ha sgozzato una dozzina di pecore. “Ancora oggi sono costretto a leggere argomentazioni senza senso e prive di riferimenti scientifici e culturali su ciò che è e dovrebbe essere la corretta gestione faunistica di un territorio come quello viterbese, totalmente fuori controllo per la massiccia presenza di cinghiali nelle aree boschive che, oltre a recare danni gravissimi alla selvicoltura, causano ingenti danni ai nostri agricoltori, dovendosi spingere fino ai campi coltivati per soddisfare le esigenze alimentari. La produzione pascolabile dei boschi – dice Frau – non è sufficiente a mantenere un numero così elevato di cinghiali che devastano anche nidi e cove di tutti gli altri animali, compromettendo pesantemente la presenza di molte specie sul territorio. Basti pensare alla decimazione di svassi nel parco del lago di Vico, laddove lo svasso ne era lo stemma ed il simbolo. Un vero e proprio distruttore di specie e di biodiversità, difeso a spada tratta da chi non sa cosa voglia dire equilibrio di un ecosistema. Salvaguardando il cinghiale, condanniamo a morte numerose specie animali, mentre dovremmo, in base alle caratteristiche del territorio, individuare un numero adeguato di capi adatti a viverci, suddivisi in base al sesso ed età e da mantenere con sele-controlli. Non parliamo poi dell’ulteriore danno arrecato dall’ingresso di specie alloctone, con coefficiente di natalità molto più elevato rispetto al nostro maremmano, che a ogni parto immettono più nati all’interno del territorio, generando scombussolamento ambientale. Ogni territorio ha un suo equilibrio e una sua scala alimentare che deve essere rispettata, altrimenti si rischia che ci pensi madre natura che, conscia dello squilibrio, mette poi inevitabilmente in atto meccanismi di sterminio degli esuberi tramite malattie e virus che vanno a decimare le popolazioni partendo dai capi più deboli. E se pensassimo che il problema lupo sia disconnesso ci sbaglieremmo, poiché questo animale, non trovando nei boschi ciò che la scala alimentare prevede per la sua alimentazione, a causa del passaggio devastante del cinghiale che non lascia nulla di appetibile, è costretto anch’esso a scendere dove non vorrebbe per trovare cibo nelle aziende zootecniche gestite dall’uomo, che paga come ultimo anello di una gestione scellerata. Essere animalisti e naturalisti significa avere a cuore in primis tutte le specie animali in generale, che così non sono tutelate e non intervenire in modo perentorio sui cinghiali significa lasciare che l’ecosistema vada allo sbando con danni paragonabili solo alla punta di un iceberg. Prendiamo esempio da altri paesi dove, gestendo in modo intelligente e scientifico i cinghiali, si è ricreato uno straordinario equilibrio di varie specie che garantiscono – conclude Frau – la tutela della biodiversità, degli animali, della flora e degli imprenditori agricoli che tanto faticano a mantenere in piedi e produttivi i propri comprensori territoriali”.

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