Migranti, quanta doppiezza!

La questione migranti continua a tenere banco. È motivo di polemica e di scontri politici e istituzionali e divide anche la gente comune

di Michele Mauri

Ogni giorno si registrano prese di posizione. I moniti di Papa Francesco, i populismi dei partiti. Nei giorni scorsi hanno fatto scalpore le parole dell’imprenditore e filantropo Bill Gates, che in estrema sintesi ha detto: «Dobbiamo investire nel benessere di questi paesi, ma non dimostrarci generosi nell’accoglienza, altrimenti si incentiverà il flusso di arrivi».

Già, investire nel benessere di questi paesi. Una famosa frase attribuita a Confucio consiglia di non dare pesci alla gente bisognosa, ma una canna da pesca e di insegnare loro ad usarla. Il problema, però, è che i flussi sono stretti e, anziché inviare il fiume delle possibilità a tutti, garantiscono molti pesci a sempre meno persone.

Insomma, se non arriva l’acqua non c’è nulla da pescare, quindi a cosa può servire una canna?

Abbandoniamo le teorie e passiamo ai fatti. La gran parte delle persone in fuga dalla miseria assoluta e dalle guerre proviene dall’Africa, che paradossalmente è al tempo stesso il continente con il più alto tasso di povertà al mondo e le più grandi riserve di ricchezza in termini di materie prime, energetiche e non.

Guarda caso, però, questi tesori sono la maledizione stessa dell’Africa: anziché essere il presupposto di uno sviluppo capace di garantire opportunità e distribuire ricchezza a tutta la popolazione, in un progetto comune e condiviso, si trasformano in occasione di conflitti, che poi si ammantano di ragioni etniche e religiose. Diamanti, oro, petrolio, uranio, litio, platino, legname. Per impadronirsi di tutto questo bendidio scoppiano ostilità e attorno ronzano le società che hanno fatto della guerra il loro lucroso mestiere.

Quando non sono le armi a uccidere è lo sfruttamento bieco. Vi ricordate lo scandalo del coltan di cui vi abbiamo parlato anche da Quotidiano Natura? È un minerale raro, si trova in Congo e in pochi altri Paesi, e soprattutto è indispensabile per i nostri smartphone e per l’industria aerospaziale. Le miniere sono controllate dai “signori della guerra” che inviano a scavare disperati strappati dai loro villaggi, spesso donne e bambini, e pagati quattro soldi. Una volta estratto, il coltan viene imbarcato per la Cina o la Malesia per essere poi venduto ai giganti dell’high-tech.

Ogni paese del Nord del mondo esercita a proprio modo una forma di colonialismo economico. Strappando in modo ignobile le risorse naturali, sfruttando la mano d’opera locale o vendendo armi.

Come dite? Questo è terzomondismo? Attenzione, nessuno qui vuole negare ciò che l’Occidente rappresenta in termini di progresso, benessere e libertà. Tuttavia il mondo è in eruzione e, che ci piaccia o no, è anche colpa nostra.

fonte: Rivistanatura.com

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