Inquinamento Lago di Bolsena: nuova audizione dell’UE. Ora serve il tuo sostegno!

Lunedì 10 luglio 2017, ore 16:30, la Commissione Petizioni dell’Unione Europea ha programmato una nuova audizione della petizione n. 2191/2013, presentata da Piero Bruni, sull'inquinamento del lago di Bolsena. Oggetto della discussione saranno i vari problemi e criticità presentate alla Commissione nella lettera sottostante (in italiano e inglese)

È importante richiamare l’attenzione dei deputati europei! Invitiamo pertanto tutti a condividere queste informazioni con più persone possibili e cercare di sostenere la petizione, e consigliamo di scrivere direttamente ai rappresentanti a Bruxelles o ad altri deputati che ritenete sensibili ai problemi che minacciano la salute del nostro Lago (informazioni sui deputati e i loro contatti potete trovarli qui).

Il 10 luglio p.v. sarà possibile seguire la discussione in Commissione tramite webstream cliccando QUIin diretta o in differita il giorno successivo.


Una veduta del lago di Bolsena dalla Rocca dei Papi di Montefiascone (foto Leonardo Breccola)

Alla Segreteria PETI Parlamento Europeo

Oggetto: petizione 2191/2013 presentata da Piero Bruni

Stato LTecoTrend della concentrazione di fosforo

Secondo i rilevamenti delle autorità italiane riportati nella Vostra lettera lo stato ecologico del lago, dedotto dal parametro LTeco, nel 2013 era “buono”. A causa di una tendenza continua al peggioramento, attualmente è degradato a “sufficiente”. Indipendentemente dalla classificazione LTeco i monitoraggi dell’Associazione Lago di Bolsena indicano che è in atto un processo di eutrofizzazione: la concentrazione di fosforo è raddoppiata dal 2004 al 2017 come da graficoallegato1 e sul fondo del lago di Bolsena nel dicembre 2016 si è temporaneamente formato uno strato senza ossigeno dello spessore di nove metri2. La mancanza di ossigeno al fondo comporta il rilascio di ulteriore fosforo solubile (carico interno) rendendo più rapido il processo di eutrofizzazione. I monitoraggi dell’Associazione Lago di Bolsena sono stati ritenuti validi nel corso di una autorevole riunione in Prefettura avvenuta il 28.03.20173.

Apporto del fosforo di provenienza urbana  

La Commissione per le Petizioni durante la riunione del 5 maggio 2015 ha discusso la petizione 2191/2013 sull’inquinamento del lago di Bolsena. I lavori si sono chiusi con l’auspicio “che la Regione Lazio e le autorità locali adottino un piano efficace che permetta di preservare l’equilibrio ambientale del lago di Bolsena, riparando e completando in primis il collettore fognario circumlacuale attualmente incompleto e disastrato”. In tal senso la Presidente della Commissione Petizioni ha inviato una lettera di sollecito alla regione Lazio il 02.06.2015 protocollo 3093424.

A seguito dell’indagine EU Pilot 6800/14 risulta che le Autorità Italiane hanno informato la Commissione di avere lanciato una gara di appalto il 30 dicembre 2015 prevedendo la fine dei lavori entro il maggio 2017. I lavori non sono stati ancora iniziati e niente è stato previsto per il completamento del collettore, o altra forma di tutela nel tratto a ponente mancante di collettore5.

Sull’apporto di fosforo incidono anche le fognature comunali in cattivo stato, le centinaia di case isolate non allacciate al collettore che hanno le fosse biologiche a perdere, e l’immissione di acqua piovana nel collettore che in caso di piogge intense provoca lo scarico nel lago da alcune stazioni di pompaggio. L’apporto di fosforo di origine urbana comporta il contestuale inquinamento sanitario e relativi divieti di balneazione.

Apporto di fosforo di provenienza agricola

Nella lettera di sollecito sopracitata, la Commissione parlamentare esprime inquietudine non solo per la “cattiva gestione delle acque reflue urbane” ma anche per la“ cattiva gestione delle acque ad uso agricolo”.

Il lago di Bolsena è la parte affiorante di un grande acquifero che a nord ha quote più elevate rispetto al lago. Le piogge alimentano il lago per scorrimento superficiale dai fossi del bacino imbrifero e per percolazione attraverso le vulcaniti. Con esse giungono al lago parte dei fertilizzanti e diserbanti agricoli. La situazione si sta ulteriormente aggravando a causa di nuovi impianti di noccioleti nel bacino del lago, notoriamente inquinanti, incentivati dalla Regione Lazio.

Per ridurre all’origine l’apporto di fosforo occorre promuovere l’agricoltura biologica con incentivi addizionali all’interno del bacino idrogeologico in modo da favorire la volontaria conversione dell’agricoltura da intensiva a sostenibile. Alla foce dei fossi più importanti dovrebbero essere creati dei bacini di fitodepurazione. Lungo i fossi e lungo il litorale dovrebbero essere disposte delle fasce tampone e ripristinate le cannucce lacustri.

Caso EU Pilot 4999/13/ENVI

Nel 2009 la Provincia di Viterbo aveva approvato il Piano di Gestione (PdG) del lago di Bolsena finanziato dalla UE ed elaborato con la collaborazione dell’Università della Tuscia ed i maggiori esperti del settore6. Il PdG rappresenta autorevolmente il “piano efficace che permette di preservare l’equilibrio ambientale del lago di Bolsena“ come richiesto dalla commissione nella sua lettera di sollecito alla Regione Lazio.

La regione Lazio, al fine di superare l’apertura del Caso EU Pilot 4999/13/ENVI da parte della Commissione Europea in ordine al ritardo della designazione delle zone di conservazione ai sensi della Direttiva 92/43/CEE finalizzata a stabilire le misure atte a garantire il ripristino e la conservazione degli habitat, invece di adottare le misure stabilite dal PdG, ha deliberato le misure elencate nel DGR 162 del 14/4/2016 pag. 89/90 che in breve sono: (a) mantenere il livello programmato del lago; (b) migliorare la pesca alla carpa; (c) migliorare le ancore delle imbarcazioni turistiche

La Regione Lazio, invece di applicare in toto il “l’efficace PdG”, ha preferito estrarre delle misure marginali che non hanno un costo e soddisfano soltanto l’aspetto legale, ma in nessun modo garantiscono il ripristino e la conservazione degli habitat.

Valutazione dell’impatto ambientale dei progetti geotermici nel bacino idrogeologico

Non siamo contrari alla geotermia in generale, ma siamo contrari alla sua applicazione in sfavorevoli situazioni geologiche. Nel nostro caso l’impianto di Castel Giorgio7, che si trova sul confine del bacino idrogeologico del lago di Bolsena8, preleva fluido geotermico da sotto il bacino del Tevere e lo travasa sotto il bacino di Bolsena, come dichiarato dalla stessa società proponente. Il progetto si basa su due ipotesi: (a)che fra la zona di reiniezione e quella di prelievo vi sia intercomunicazione idraulica per cui il fluido reiniettato tornerebbe per via ipogea nella zona di prelievo; (b) che sia impermeabile la roccia di copertura interposta fra il serbatoio geotermico e l’acquifero superficiale del lago di Bolsena.

Le suddette ipotesi sono autorevolmente confutate dalla relazione geologica del prof. Gianluca Vignaroli dell’Università di Roma “Structural compartmentalisation of a geothermal system, the Torre Alfina field (central Italy)” pubblicata nel 2013 sulla rivista scientifica specializzata “Tectonophysics”9. La relazione è stata brevemente commentata dal geologo Dott. Mario Mancini10.

La relazione del Prof. Vignaroli dimostra, in maniera inequivocabile, come i sistemi di faglie presenti nel serbatoio carbonatico interessato dal progetto geotermico agiscono da barriera impermeabile al movimento orizzontale dei fluidi creando dei compartimenti stagni. E’ quindi improbabile che i fluidi reiniettati nel serbatoio carbonatico tornino attraverso vie sotterranee alla zona di prelievo. Si tratta di volumi enormi: 1000 tonnellate all’ora per 24 ore per 365 giorni per 25 anni. Con grande probabilità si verificherebbe un travaso da una zona all’altra provocando nel tempo movimenti delle faglie che potrebbero favorire l’innesco di terremoti e la risalita di fluidi cancerogeni.

Per quanto precede contestiamo la VIA rilasciata dal ministero il cui studio è stato effettuato da una commissione costituita da un astrofisico (relatore), un avvocato e un geologo specializzato in ghiacciai alpini che evidentemente non hanno tenuto conto della relazione Vignaroli ignorando il principio della precauzione.

Il progetto è contestato dai sindaci del comprensorio che prevedono una diversa pianificazione del territorio11.

Piano di tutela della acque regionale (PTAR) aggiornamento giugno 2016

Secondo quanto indicato dagli obiettivi comunitari i corpi idrici di riferimento dovranno raggiungere lo stato di “buono” entro il 2015, altrimenti è necessario impostare un programma di mitigazione che consenta di centrare l’obbiettivo in tempi differiti 2021/2027. Per quanto riguarda il lago di Bolsena, considerando il tempo di ricambio di 200-300 anni e lo stato di eutrofizzazione in atto non c’è più tempo da perdere, o si agisce immediatamente e drasticamente o il processo di eutrofizzazione diventerà irreversibile. A tale proposito vedere l’opuscolo Stato del Lago di Bolsena 201612.

Conclusioni

La comunità locale è molto preoccupata dal deterioramento dello stato di salute del Lago di Bolsena e dall’immobilità della Regione Lazio e delle autorità locali. Nel 2011 ha raccolto più di 13000 firme in sostegno del Lago. Recentemente si è formato il Comitato Bolsena – Lago d’Europa, che ha per scopo di promuovere collaborazioni internazionali e di intervenire presso l’UE in sostegno del Lago. Per limitare il danno all’ecosistema del Lago e per imboccare la difficile strada del suo ripristino, si propongono le seguenti misure:

  1. Revisione e aggiornamento del collettore circumlacuale esistente inclusa la verifica della tenuta impermeabile del sistema.
  2. Adozione di soluzioni di tutela per la parte mancate di collettore a ponente eventualmente con impianti di fitodepurazione.
  3. Aggiornamento e applicazione del Piano di Gestione (PdG) a suo tempo finanziato dalla Comunità Europea.
  4. Verifica se le fognature dei comuni, delle attività turistiche e delle case private isolate sono collegate al collettore. In assenza, per le case isolate collegate ad una fossa biologica a perdere, incentivazione di soluzioni efficaci ed economicamente fattibili.
  5. Istituzione del contratto di lago da parte della Regione Lazio che prevede risorse economiche per la tutela del lago (L.R. 31/12/2016 n. 17)
  6. Creazione di fasce tampone lungo i corsi d’acqua afferenti al lago e lungo il litorale. Ripristino delle cannucce lacustri.
  7. Per evitare sversamenti inquinanti in caso di piogge intense, provvedere bacini di fitodepurazione nelle stazioni di sollevamento del collettore che oltre ai liquami ricevono acque piovane.
  8. Incentivo supplementare per l’agricoltura biologica nel bacino idrogeologico.
  9. Adeguato finanziamento per la manutenzione del collettore e delle stazioni di sollevamento.
  10. Dichiarare bacino idrogeologico del lago “zona non idonea” per la geotermia a media e alta entalpia.

Allegati sottostanti

  1. Grafico del trend del fosforo
  2. Anossia 2016
  3. Verbale della riunione in Prefettura
  4. Lettera della UE alla Regione Lazio
  5. Schema del collettore fognario circumlacuale
  6. Piano di Gestione (PdG)
  7. Schema dell’impianto geotermico di Castel Giorgio
  8. Mappa idrogeologica
  9. Relazione del Prof. Vignaroli dell’Università di Roma
  10. Relazione del geologo Mario Mancini
  11. Opposizione dei sindaci
  12. Opuscolo “Stato del lago 2016”. Si trova anche sul sito bolsenaforum.net.

Piero Bruni – Presidente Associazione Lago di Bolsena

ENGLISH VERSION


Grafico del trend del fosforo

 


Anossia 2016


Riepilogo della riunione in Prefettura sullo stato ecologico del lago di Bolsena 

Il 28 marzo 2017 la Prefettura di Viterbo ha organizzato una riunione tecnica per esaminare lo stato ecologico del lago di Bolsena. Presenti: Vice Prefetto Dott.ssa Amalfitano, che ha presieduto l’incontro; Dott.ssa Agostini che lo ha verbalizzato; Dott. Dello Vicario, Dott. Busatto e Dott. Andreani della Provincia di Viterbo; Dott. Martinelli e Dott.ssa Cozio dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente (ARPA); Prof. Nascetti e Dott. Scialanca dell’Università di Tuscia; Dott. Pierangeli del consorzio che gestisce il collettore circumlacuale fognario (COBALB); Ing. Bruni dell’Associazione del Lago di Bolsena; Dott. Bertea e Dott. Wallner del Comitato “Bolsena Lago d’Europa”.

L’Ing. Bruni ha esposto il preoccupante avanzare dell’eutrofizzazione del lago documentandolo con i risultati del monitoraggio dell’Associazione Lago di Bolsena: la concentrazione di fosforo è raddoppiata negli ultimi 12 anni; nel dicembre 2016 in fondo al lago, si è verificato uno strato di acqua anossico di 9 metri. Nei mesi successivi del 2017 l’anossia è scomparsa temporaneamente a causa del persistente ed eccezionale vento di tramontana che ha completamente rimescolato il lago.

Tutti i partecipanti hanno riconosciuto la validità del monitoraggio dell’Associazione Lago Bolsena e quanto Bruni ha esposto*. E’ un passo fondamentale per le associazioni ambientaliste perché i loro dati di monitoraggio, non essendo ufficiali, potevano essere considerati dubbi e contestabili. Oltre al riconoscimento che precede, i partecipanti hanno commentato quanto segue:

  1. Il Dott. Pierangeli, ha riferito che ci sono 200-300 abitazioni isolate nel bacino che, avendo fosse biologiche non sigillate, rilasciano acque reflue al lago. Ha anche riferito che le piogge dovrebbero essere separate dall’acqua di scarico per evitare le fuoriuscite nel lago nel caso di piogge intense;
  2. Il Prof. Nascetti ha rilevato che il Lago di Bolsena sta assumendo le stesse caratteristiche del vicino Lago Vico, dove proliferano le alghe tossiche. Ha espresso preoccupazione per l’aumento dei noccioleti nel bacino di Bolsena;
  3. Il Dr. Martinelli e la Dott.ssa Cossio hanno spiegato che l’obiettivo della legislazione era quello di raggiungere lo stato “buono” nel 2015, ma lo stato attuale è solo “sufficiente”. Questa situazione richiede una deroga da parte Commissione europea. Hanno spiegato in dettaglio le azioni che ARPA intende prendere per migliorare la qualità dei loro monitoraggi **;
  4. Il Dott. Vicario, il dott. Busatto e il dott. Andreani hanno ricordato il Piano di Gestione del Lago (PdG), redatto dalla Provincia. Hanno insistito sulla necessità di controllare gli scarichi al lago. Per quanto riguarda l’agricoltura, il problema dovrebbe essere affrontato discutendone con le associazioni di categoria;
  5. Dr. Bertea e il Dr. Wallner sottolineano la necessità di controllare gli scarichi che causano anche problemi sanitari per la balneazione. Inoltre hanno confermato che estesi noccioleti sono stati impiantati nel bacino del lago. Hanno illustrato il progetto per creare un distretto biologico intorno al lago.

In chiusura, la Dott.ssa Amalfitano ha confermato il suo impegno per la protezione del lago. I verbali della riunione possono essere richiesti dalla Prefettura di Viterbo.

(*) Nel mese di giugno, l’Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ha concluso uno studio sullo stato ecologico del lago di Bolsena. Titolo: Evoluzione della chimica e stratificazione termica del lago Bolsena e implicazione per la qualità dell’acqua. Autore: Rosario Mosello e altri. Lo studio è attualmente in attesa di pubblicazione nel prestigioso “Journal of Limnology”. Lo studio conferma pienamente la validità dei monitoraggi dell’associazione Lago Bolsena e conclude registrando “il continuo aumento del livello trofico del lago e la necessità di azioni tempestive”

(**) L’ARPA è un organismo tecnico che svolge monitoraggi ufficiali. La gestione del lago è di competenza della Regione Lazio.

ENGLISH VERSION


Lettera della UE alla Regione Lazio


Schema del collettore fognario circumlacuale


Piano di Gestione (PdG)


Schema dell’impianto geotermico di Castel Giorgio

Nello schema si distinguono tre strati geologici: in superficie l’acquifero dal quale viene estratta acqua per uso potabile e irriguo; al fondo la roccia serbatoio che contiene il fluido geotermico a 150°C caratterizzato da una alta concentrazione di arsenico ed altre sostanze cancerogene; fra i due strati è interposta una roccia detta di copertura. La centrale geotermica prevista a Castel Giorgio in Umbria si trova sul confine fra i bacini idrogeologici del lago di Bolsena (in direzione SUD) e quello del Tevere (in direzione NORD). L’impianto si avvale di numerosi pozzi di produzione e reiniezione, verticali e deviati: lo schema ne indica uno per tipo.

I pozzi di produzione prelevano 1000 tonnellate all’ora di fluido geotermico alla temperatura di 150°C da sotto il bacino del Tevere alla profondità di 1100 metri, tramite una pompa sommersa che mantiene il fluido in pressione in tutto il circuito, anche a valle della centrale. In essa il fluido geotermico cede calore ad un fluido di servizio con circolazione separata senza rilasciare emanazioni in atmosfera. Dopo essere stato raffreddato alla temperatura di 60°C, il fluido esce dalla centrale e continua il suo percorso nei pozzi di reiniezione, profondi 2300 metri.

Attorno ai pozzi di produzione si crea una zona di depressione, mentre attorno a quelli di reiniezione si crea una zona di sovrapressione, necessaria per diffondere il fluido raffreddato nel serbatoio. La distanza fra le due zone è di alcuni chilometri per evitare di estrarre fluido freddo reiniettato. Il progetto ipotizza: (1) che i fluidi raffreddati migrino per via sotterranea dalla zona di reiniezione in sovrapressione verso quella di produzione in depressione scaldandosi lungo il percorso; (2) che i fluidi re-iniettati non possano risalire verso l’acquifero superficiale essendo impediti dalla roccia di copertura.

Sono due ipotesi smentite da una autorevole relazione dell’Università di Roma Tre che dimostra che la struttura geologica è tale da ostacolare i flussi orizzontali e facilitare quelli verticali. Se l’impianto fosse realizzato, la risalita di fluidi cancerogeni aumenterebbe il rischio di inquinamento del lago di Bolsena e della sua falda potabile. Il travaso nel tempo di ingenti quantità di fluido da un compartimento all’altro della roccia serbatoio (1000 tonnellate/ora per 24 ore per 365 giorni per 25 anni !!), causerebbe scompensi pressori e termici che aumenterebbero il rischio sismico e il Comune di Bolsena diventerebbe la discarica dei reflui cancerogeni dell’Umbria. L’impianto previsto a Torre Alfina, pur non interessando il bacino di Bolsena, comporterebbe uguali rischi sismici e di inquinamento della falda superficiale di Acquapendente nel Lazio.

Il bacino idrogeologico del Lago di Bolsena deve essere classificato:

AREA NON IDONEA PER LA GEOTERMIA AD ALTA E MEDIA ENTALPIA

ENGLISH VERSION


Mappa idrogeologica


Leggi la relazione del Prof. Vignaroli dell’Università di Roma  (english version) 


Commenti alla relazione del Prof. Vignaroli pubblicata sul N° 608 of Tectonophysics

a cura di Mario Mancini

A sostegno del proprio progetto il proponente ITW&LKW Geotermia Italia ha presentato una relazione geologica a firma del Prof. Vignaroli dell’Università di Roma (vedi sopra). E’ presumibile che il proponente non l’abbia letta e che non immaginasse che qualcuno la leggesse. La relazione è stata pubblicata nel 2013 e quindi gli studi che l’hanno preceduta sono indipendenti e senza alcun riferimento con la concessione richiesta dal Proponente.

Il progetto assume (1) che i fluidi raffreddati reiniettati migrino dalla zona pressurizzata a quella in depressione riscaldandosi lungo il percorso; (2) che i fluidi reiniettati non possano risalir verso l’acquifero in superficie essendo ostacolati dalla roccia di copertura. Le due ipotesi sono negate dall’autorevole studio del Prof. Vignaroli che dimostra che la struttura geologica è tale da opporsi ai flussi orizzontali e facilitare quelli verticali.

Il lavoro ha come obiettivo principale lo studio della possibilità di alimentazione del campo geotermico di Torre Alfine da parte dell’affioramento di rocce carbonatiche del Monte Cetona (a Nord dell’area interessata). Lo studio è valido per lo stesso campo geotermico di Castel Giorgio, adiacente e parte della stessa struttura tettonica.  La conclusione dei ricercatori, che hanno dedicato un notevole lavoro di campagna, dimostra come i sistemi di faglie parallele e di faglie normali del serbatoio carbonatico agiscono da barriera impermeabile al movimento orizzontale dei fluidi, escludendo, quindi, non solo la ricarica dal Monte Cetona, ma anche la interscambiabilità dei fluidi tra un “compartimento di rocce carbonatiche” e l’altro.

Già nel sommario si dichiara (pag 482):

“post-orogenic deformation structures controlling the compartmentalisation of the Torre Alfina geothermal field. Strike-slip and subordinate normal fault systems (with associated network fractures) cut and dislocate the internal architecture of the reservoir and prevent its hydraulic connection ……..

The results have been used for illustrating a new geological conceptual model for the Torre Alfina area where the geothermal system is composed of different compartments. Tectonic structures define the main boundaries between compartments, helping the understanding of why productive and non-productive wells were found in apparently similar structural settings within the Torre Alfina field.”

Traduzione: “le strutture di deformazione post-orogenetica dividono il campo geotermico di Torre Alfine in compartimenti . I sistemi di faglie parallele e subordinate faglie normali (con le annesse reti di fratture) tagliano e slegano la struttura interna del serbatoio ed impediscono la sua continuità idraulica…..

I risultati dimostrano un nuovo modello geologico concettuale per l’area di Torre Alfina dove il sistema geotermico è composto di distinti compartimenti. Le strutture tettoniche delimitano i confini principali tra i compartimenti, facendo capire perché,all’interno del campo di Torre Alfina, si trovano pozzi produttivi accanto ad altri sterili in una struttura apparentemente simile”

E nell’introduzione (# 1) (pag 482):

“It has been demonstrated that the interplay between deformation, fracturing and sealing may generate a complex fluid-rock pattern in both active and fossil tectonic settings (Cox et al., 2001; Oliver, 1996; Rossetti et al., 2011; Rowland and Sibson, 2004; Sheldon and Ord, 2005; Sibson, 2000), including near vertical channelized fluid flows along unsealed discontinuities (e.g. Cas et al., 2011; Sibson, 2000) and limited horizontal fluid migrations within fault-barriers rock-bounded (e.g. Faulkner and Rutter, 2001)”.

Traduzione: “È stato dimostrato che la combinazione di deformazione, fatturazione e saldatura può generare un complesso rapporto fluido-roccia sia in una tettonica attiva sia in una fossile (Cox et al., 2001; Oliver, 1996; Rossetti et al., 2011; Rowland and Sibson, 2004; Sheldon and Ord, 2005; Sibson, 2000), compresa la canalizzazione quasi verticale dei fluidi lungo discontinuità non saldate (e.g. Cas et al., 2011; Sibson, 2000) ed un limitato scorrimento orizzontale dei fluidi tra blocchi di roccia delimitati da faglie-barriera (e.g. Faulkner and Rutter,2001)”

Dopo un accurato studio sui Lineamenti Geologici della Zona (# 2), Il Rilevamento di Campagna e lo Studio delle Strutture di Fratturazione(# 3), della Geocronologia(# 4), e dell’Analisi degli Andamenti dei Lineamenti Strutturali(# 5), nella Discussione (# 6) si precisa (pag 492):

“It has been also demonstrated that deformation zones may also act as hydraulic barriers to fluid flow (e.g. Faulkner and Rutter, 2001), as effect of rock comminution during fault slip or secondary mineralization”.

Traduzione: “È anche stato dimostrato che le zone di deformazione possono anche agire da barriera allo scorrere dei fluidi (e.g. Faulkner and Rutter, 2001),come effetto dell’alterazione della roccia nello scorrere della faglia o della sua mineralizzazione secondaria”

Ed ancora (#6-3)(pag. 495):

“from numerical models for fluid convection (e.g. McLellan et al., 2010; Oliver et al., 2006), we assume that tectonic discontinuities in Torre Alfina area may have a double role: (i) as main paths of fluids in vertical sense, connecting different structural levels of the geothermal rock system and favouring the advection flow; and (ii) as main barriers for the horizontal motion of fluids, disconnecting the circulation at the same structural level. These features argue for a largely heterogeneous secondary permeability in a compartmentalised reservoir. The occurrence of randomly unproductive or very productive deep bore-holes within the same reservoir should be explained in these terms.

Traduzione: da modelli matematici della convezione dei fluidi (e.g. McLellan et al., 2010; Oliver et al., 2006), presumiamo che le discontinuità tettoniche nell’area di Torre Alfina possano avere una duplice funzione: (1) di canale preferenziale per l’ascesa dei fluidi verticalmente, mettendo in comunicazione livelli strutturali differenti di rocce del sistema geotermale e facilitando il flusso di adduzione; (2) di principale barriera al flusso orizzontale dei fluidi, interrompendo la circolazione in uno stesso livello strutturale. Queste caratteristiche sono a favore di una permeabilità secondaria molto eterogenea in un serbatoio fatto a compartimenti. La presenza casuale, nello stesso serbatoio, di perforazioni profonde sterili o molto produttive, andrebbe spiegata per queste ragioni.

Infine nelle Conclusioni (# 7) si dichiara (pag 496):

“Torre Alfina represents a key area for studying the effect of the tectonic deformation and its role on the geothermal system. Distribution, persistence, and geometry of the tectonic structures affect the fluid flow within the Torre Alfina geothermal system that can be imaged as composed of different compartments with inhomogeneous fluid network. Tectonic structures define the main boundaries between compartments, helping the understanding of why productive and non-productive wells were found in apparently similar structural settings within the Torre Alfina field”.

Traduzione: Torre Alfina rappresenta un’area fondamentale per studiare l’effetto della deformazione tettonica ed il suo ruolo nel sistema geotermale. Distribuzione, insistenza e geometria delle strutture tettoniche determina lo scorrere dei fluidi all’interno del sistema geotermico di Torre Alfina che può essere immaginato come composto di differenti compartimenti interessati da una rete disomogenea di fluidi. Le strutture tettoniche delimitano i principali limiti tra compartimenti, aiutando a capire perché nel campo geotermico di Torre Alfina si trovano, in situazioni strutturali apparentemente simili pozzi produttivi e pozzi sterili.

Per meglio visualizzare il fenomeno, nella stessa pag 496 viene mostrato un block-diagramma tridimensionale (fig. 13) dove sono indicate, in maniera schematica, i sistemi di faglie e fratture che condizionano la circolazione sotterranea e le manifestazioni in superficie.

Nei Lineamenti Geologici della Zona (#2) a pag 485 viene dato largo spazio alla sismicità della zona e viene mostrata in fig 2° la distribuzione dei terremoti nella zona di studio, cercando di distinguere quelli di origine pericalderica. Va fatto presente che, come evidenziato dallo studio, e confermato dalla zonazione sismica regionale tutta l’area è ad alta sismicità e alto rischio sismico. Le rocce carbonati che interessate dallo sfruttamento geotermico fanno parte geologicamente e tettonicamente della stessa struttura appenninica dove si è verificato il 24/8 e seguenti il catastrofico sisma di Amatrice-Monti Sibillini, da cui è separata dalla depressione tettonica dove scorre il fiume Tevere. In linea d’aria dista meno di 100 km.

CONCLUSIONI

È legittimo credere che travasando grandi quantità di fluidi da un compartimento ad un altro senza che fra essi vi sia continuità idraulica, si crei depressione in uno e pressione nell’altro. Si favoriscono in tal modo i movimenti delle faglie innescando terremoti. Nel qual caso chi potrà dimostrare la ininfluenza del processo industriale?

Lo studio geologico depositato dalla ditta ITW LKW GEOTERMIA ITALIA S.p.a. è palesemente in contraddizione con il piano industriale proposto. È stato evidentemente presentato per fare massa cartacea. Che credito si può dare ad una ditta che si presenta con tale superficialità e supponenza?

Dott. Geologo Mario Mancini

ENGLISH VERSION


Opposizione dei sindaci


Opuscolo “Stato del lago 2016”

E’ online la relazione 2016 sullo stato ecologico del Lago di Bolsena


VIDEO SULL’AUDIZIONE A BRUXELLES DEL 10 LUGLIO 2017

Audizione a Bruxelles: applausi per il Lago di Bolsena (video)

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