Giustizia: 77 italiani su 100 non conoscono le leggi

Secondo uno studio dell'ANPAR, l'associazione nazionale per l’arbitrato e la conciliazione, il 77% dei cittadini non conosce leggi e regole della giustizia italiana. "Per questo, - afferma il presidente dell'associazione - occorre impegnarsi affinché nessuno resti solo di fronte a una giustizia obsoleta, lenta e costosa"

77 italiani su 100 ignorano la legge 28/2010, che garantisce ai cittadini il diritto di accesso alla giustizia extragiudiziale e al credito d’imposta per chi prosegue per un accordo e/o mancato accordo. Il 77% dei cittadini non la conosce. E’ il dato che emerge  dalla prima indagine conoscitiva effettuata dall’Osservatorio volontario, per il monitoraggio  della mediazione civile  e commerciale dell’Associazione Nazionale Per l’Arbitrato e la Conciliazione.

Lo rende noto il presidente dell’associazione Giovanni Pecoraro in occasione dell’approvazione del Bilancio 2016. L’analisi dei dati, in collaborazione con le 100 sedi operative a livello nazionale – spiega Pecoraro – sono stati ricavati da 437.306 schede di rilevazione,  inviate  a privati cittadini, aziende, istituzioni, diffuse e raccolte  dall’osservatorio mostra l’interesse civico sui temi della Giustizia alternativa e la presa di coscienza su quanto c’è ancora molto da fare  per vedere  attuata la legge 28/2010 su tutto il territorio nazionale. I dati permettono di sottolineare che la legge è ancora oggi poco nota: questo vuoto di conoscenza” – sottolinea Pecoraro – impone un maggior coinvolgimento dello Stato che deve sempre più allargare “l’obbligatorietà dell’esperimento del tentativo di mediazione ad altri diritti disponibili e all’aumento di un credito d’imposta  per le parti che corrispondono indennità al mediatore”. Occorre rendere costante l’azione di stimolo e di supporto alle istituzioni – sottolinea l’Osservatorio – affinché si realizzi una collaborazione efficace per formare di più la classe dei mediatori anche attraverso una formazione dedicata ai temi previsti dalla legge, che inizia negli organismi di mediazione e prosegue con piani strutturati di percorsi professionalizzanti. L’analisi offre però anche un dato positivo: le parti che partecipano al procedimento di mediazione, sono soddisfatte di come sono state attenzionate e sono pronte a consigliare questa esperienza a chiunque debba averne bisogno. “La nostra funzione di conoscenza e sensibilizzazione della popolazione su questi temi diventa un obbligo – ha dichiarato Pecoraro, presidente dell’organismo di mediazione A.N.P.A.R. , iscritto al n. 24 del R.O.M. tenuto presso il ministero di Giustizia – quando comprendiamo, proprio dalla lettura dell’analisi dell’Osservatorio che c’è un elevato grado di soddisfazione dei cittadini nel momento in cui accedono alla mediazione. Si tratta di un percorso di civiltà che porteremo avanti anche grazie al monitoraggio dell’Osservatorio e, ne sono certo, con il supporto delle istituzioni”. “Il monito che arriva dai dati è piuttosto chiaro – commenta Pecoraro – Solo un cittadino  su tre conosce la legge, il 77% non conosce l’utilità della mediazione per risolvere una controversia senza andare davanti a un Giudice. Credo che tra gli aspetti centrali ci sia il ruolo del mediatore,  anello fondamentale fra l’organismo di mediazione, il raggiungimento o meno di un accordo e il ministero di Giustizia. Va detto però che i mediatori, almeno per quelli iscritti all’albo, stanno sviluppando una sempre maggiore consapevolezza e cultura professionale su questi temi, ed è questo un dato incoraggiante.

Credo che organismi  e ministero di Giustizia – conclude Pecoraro – abbiano un compito comune da affrontare soprattutto in materia di informazione e comunicazione.  “Ritengo inaccettabile che chi non conosce la mediazione riceve inadeguate informazioni. Compito primario della legge 28/2010 è quello di costruire una giustizia extragiudiziale, con l’aiuto degli organismi, dei mediatori, dei consulenti e del Ministero di Giustizia. Colpisce constatare che troppi cittadini  non sono a conoscenza  di sistemi alternativi alla Giustizia, sebbene il Ministero, attraverso l’agenzia delle Entrate, ogni anno riconosce un credito d’imposta  per la conciliazione di controversie civili e commerciali  entro il limite massimo di euro 500 in caso di successo della mediazione, in caso di insuccesso, invece, il credito è ridotto a metà al netto di altre agevolazioni ficali, come ad esempio l’esenzione dall’imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto di qualsiasi specie e natura o l’esenzione dall’imposta di registro  entro il limite di valore di 50.000 euro per ogni parte che ha sottoscritto l’accordo.

Per questo, occorre impegnarsi affinché nessuno resti solo di fronte a una giustizia obsoleta, lenta e costosa.

Ufficio stampa ANPAR

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