Combattiamo l’omofobia, avendo il coraggio di essere noi stessi

di Emanuela Dei

Oggi è la giornata mondiale contro l’omofobia, lesbofobia e transfobia. In poche parole è la giornata dedicata a tutte quelle persone che ogni giorno si alzano e non hanno paura, ne vergogna, nel dichiarare la lor identità di genere.

Di lesbiche, gay e trans ne è pieno il mondo, anche se il leader delle Cecenia continua a ribadire che nel suo paese sono tutti “normali”. Peccato però che la polizia ne ha torturati parecchi e poi ha deciso di nasconderli dentro un carcere.

L’attivista Yuri Guaiana, segretario dell’associazione Certi Diritti, è stato immediatamente arrestato una volta messo il piede in territorio russo. Quello che voleva fare? Consegnare centinaia di migliaia di firme contro il trattamento che le persone omosessuali subiscono in Cecenia.

Nel 2017, la questione di cosa o chi sia un “vero” essere umano è ancora aperta: in 72 paesi nel mondo l’omosessualità è un reato. 45 di questi paesi condannano anche l’amore tra due donne. In Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Iran, Nigeria, Mauritania, Sudan, Yemen è prevista la pena di morte per chi si macchia del reato di omosessualità.

Per me, il 17 maggio, è la festa di chi sfiga ogni pregiudizio. È la festa di chi non mente a se stesso, ne alla propria famiglia, riguardo il suo orientamento sessuale. È anche la festa di chi ama una persona del suo stesso sesso, e prende insulti e calci, solo perché non è conforme a una società maschilista e patriarcale. Oggi è la festa anche di un amico e attivista, Luca De Bartolo, da poco scomparso, che ha fatto della sua lotta per l’accettazione della diversità, un’opera d’arte.

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