“Per stimolare il cervello, mai trascurare l’udito”

“L’udito – spiega l’audioprotesista romano Maurizio Serra - è strettamente legato al cervello. Quando lo stimolo dell’udito non arriva in maniera completa al cervello, si può compromettere il tessuto neuronale”. Se la soglia uditiva si abbassa occorre intervenire subito

Il sistema uditivo, o come lo chiamiamo comunemente “udito”, è il primo dei cinque sensi che si sviluppa con il formarsi di un nuovo feto per favorire il contatto con l’ambiente esterno. Il sistema comprende sia gli organi sensoriali (e cioè preposti alla percezione e alla traduzione del suono, che sono le orecchie) sia le parti uditive del sistema sensoriale. Avere un “buon orecchio” non è sufficiente per ascoltare, poiché il cervello svolge una sua parte fondamentale. “L’attivazione delle onde cerebrali influenza – precisa il titolare del centro audiologico di Roma, Udito Farm, Maurizio Serra –  la comprensione delle parole, anche in presenza di rumori di fondo. Per cui quando si hanno problemi di udito, oltre al suono che non si percepisce in maniera chiara, si rischia di non comprendere sufficientemente i discorsi. Al contrario, adattare gli apparecchi acustici all’attività cerebrale del paziente può aiutare nella comprensione, anche in presenza di condizioni acustiche alterate”. Il meccanismo è semplice. Minore o imperfetta percezione del suono equivale a minore sollecitazione e dunque attività neuronale. “Se lo stimolo al cervello non arriva in maniera completa – aggiunge Serra – si rischia di compromette il tessuto neuronale. E’ dal cervello che parte l’attività. Il tessuto celebrale è fatto di milioni di neuroni ognuno dei quali ha un preciso compito: con un numero inferiore di neuroni attivi e non ben funzionanti, non riuscirà ad elaborare gli stessi dati ed esercitare le stesse funzioni, proprio come un’impresa che deve portare a termine un lavoro che abitualmente richiede un numero di professionalità e improvvisamente si trova a dover espletare lo stesso lavoro ma con meno risorse. Il risultato, quando si perde la plasticità celebrale, sarà molto scadente”. E allora cosa fare, quando ci accorgiamo di avere un abbassamento della soglia uditiva? Intervenire tempestivamente, è il consiglio dell’audioprotesista.  “Con opportuni test audiometrici e con i giusti apparecchi acustici, bisogna contrastare il più possibile il decadimento della funzione uditiva. Non temiamo di sottoporci ad un controllo dell’udito periodico già a partire dai 40 anni, poiché “sentire” bene ci aiuta a sentirci meglio e tenere vivo il nostro cervello”.

fonte: Corriere dell’Economia.it

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