Palazzo Frigo a Montefiascone: un esempio di architettura anni ’30

Come tante altre architetture del ventennio fascista, Palazzo Frigo fugge dalla facile retorica di regime e si ritaglia un ruolo di primo piano nella imago urbis del Colle falisco insieme ad altri edifici ben più datati e conosciuti

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Palazzo Frigo: particolare del portone di ingresso su via Bixio (ph. F. Moretti)

di Francesco Moretti

Al di là del credo politico di ognuno di noi, è di certo innegabile che, alcune delle architetture costruite durante il ventennio fascista, rappresentano ancora oggi un esempio di modernità e qualità architettonica esemplare.

Fa riflettere, tra l’altro, che alcune di queste cosiddette “architetture di propaganda”, che si presentano agli occhi di chi le osserva come semplici, essenziali, ben proporzionate e calibrate siano in realtà più consone a tempi civili e democratici che ad epoche di dittature.

Del resto, sembra che Mussolini non amasse particolarmente alcuni di questi edifici che, pur nascendo con l’idea di proporre una architettura che potesse richiamare i fasti di un grande impero, si ponevano con il loro linguaggio razionale, moderno e per certi versi cosmopolita (tutti elementi tipici del futurismo), in contrasto con l’ideologia nazionalista tipica di quel periodo più interessata alla retorica che alla ricerca di un linguaggio architettonico di valore e qualità.

Molti di questi palazzi ed edifici fanno ancora oggi da sfondo alla nostra vita quotidiana e caratterizzano con il loro profilo l’imago urbis delle città in cui viviamo. Guardando Montefiascone, risulta ad esempio quasi impossibile non riconoscere la sagoma di Palazzo Frigo che, insieme alla Cupola di Santa Margherita e alla Rocca, salta subito all’occhio di chi osserva.

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Palazzo Frigo: soluzione d’angolo (ph. F. Moretti)

Posizionato nel cuore pulsante del centro cittadino, la costruzione si erge su piazzale Mauri e scavalcando via Bixio si affaccia sul Corso e su piazza Vittorio Emanuele.

Fortemente voluto da Angelo Frigo nel 1932, che commissionò il progetto all’architetto Ginesi, il palazzo rispecchia ancora oggi quello che è lo stile dell’epoca senza però cadere in una facile retorica.

Secondo gli storici locali, la costruzione del palazzo richiese vari anni e fu realizzata in due blocchi. Nel 1932 si iniziò infatti a demolire la chiesa della Misericordia e il vicino ospedale, ubicati all’inizio di via Bixio, per far posto al primo blocco che fu completato verso la fine del 1934.

Altre opere di demolizione, riguardanti gli edifici affacciati sulla piazza principale, furono successivamente eseguite per lasciar posto al secondo blocco che fu terminato nel 1936.

Il risultato, di tali lavori è oggi davanti agli occhi di tutti.

Palazzo Frigo e l’affaccio su Piazza Vittorio Emanuele (ph. F. Moretti)

In tal senso, degni di nota sono i prospetti del palazzo che, pur presentandosi puliti e privi di retorici elementi di decoro superficiali, risultano essere nobilitati da una cortina di mattoni in laterizio, interrotti più o meno regolarmente da semplici lesene intonacate che, insieme agli imbotti che inquadrano le bucature e ai sinuosi aggetti dei balconi, concorrono a definire un volume razionale caratterizzato da un ritmo preciso e definito che contrasta, rispettosamente, con il dedalo di vie che caratterizzano il centro storico falisco.

Elementi di finitura in travertino fanno infine da basamento al fabbricato, che al piano terra si rende protagonista attivo della vita cittadina tramite diverse attività aperte al pubblico.

Particolare del prospetto su piazzale Mauri dove è possibile individuare la cortina di mattoni in laterizio interrotta da semplici scanalature simili a lesene che inquadrano gli aggetti dei balconi (ph. F. Moretti)

Interessante, come già sopra accennato, è il rapporto che il palazzo intrattiene con le preesistenze storiche e urbane e in particolare con via Bixio che viene letteralmente scavalcata tramite un’operazione di “scucitura” e “cucitura urbana” sapiente e ancora oggi rara.

Palazzo Frigo si pone quindi per Montefiascone come un’icona urbana al pari di un palazzo di epoca rinascimentale individuando attraverso la materia un modello di città viva e dinamica caratterizzato dal sovrapporsi di diversi periodi storici e stili a testimonianza di un territorio ricco di storia ed architettura.Interessante, come già sopra accennato, è il rapporto che il palazzo intrattiene con le preesistenze storiche e urbane e in particolare con via Bixio che viene letteralmente scavalcata tramite un’operazione di “scucitura” e “cucitura urbana” sapiente e ancora oggi rara.


Tratto dalla rubrica “Lo spazio del nostro territorio” by RG

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