L’ossessione per lo status sociale dietro l’omicidio-suicidio di Trento

“Gabriele Sorrentino è un uomo che ha vissuto per gli altri ma con l’idea che gli altri volessero da lui una performance grandiosa delle sue capacità. Quando ciò che conta diventa soltanto il bisogno di scalare lo status sociale e l’essere padre e marito diventa una responsabilità basata sulla capacità di dare solo benessere materiale, allora si può arrivare anche ad uccidere. Anche se siamo di fronte a una famiglia del Mulino Bianco”: l’analisi della psicoterapeuta Margherita Spagnuolo Lobb

“Quando la propria immagine e il proprio valore sociale sono al centro della propria vita, quando ciò che conta diventa soltanto il bisogno di scalare lo status sociale e l’essere padre e marito diventa una responsabilità basata sulla capacità di dare solo benessere materiale, allora si può arrivare anche ad uccidere. Anche se siamo di fronte a una famiglia del Mulino Bianco”. Così Margherita Spagnuolo Lobb, psicoterapeuta e direttore dell’Istituto di Gestalt HCC Italy, analizza il caso di Trento in cui un padre si è suicidato dopo aver ucciso i suoi due bambini.

Un caso che ha al centro la società dell’immagine, in cui conta l’apparire e non l’essere, e l’ossessione per lo status sociale. “Per quest’uomo, descritto come marito e padre esemplare, l’amore era un dono non di sé ma della propria performance – spiega l’esperta – sentiva che il compito di marito e di padre era dare una posizione agiata alla propria famiglia. Riduceva tutto se stesso all’immagine, al ruolo, forse senza segni di sofferenza, almeno finché aveva la speranza di riuscire. Misurava l’amore con ciò che riusciva a dare in termini materiali. Sarebbe stato troppo umiliante, insopportabile per questo uomo di 43 anni accettare il crollo finanziario e vivere con la moglie e i figli nella normalità del quartiere che poteva permettersi. Lo scopo della sua vita era diventato essere eccezionale, un sogno grandioso in cui ha trascinato se stesso e i figli” continua la dottoressa Lobb.

Che puntualizza: “La scelta di uccidere solo i figli maschi è dovuta probabilmente al fatto che proprio loro fossero destinati a diventare l’orgoglio del padre, i piccoli a cui dare tutto ciò che aveva costruito, cioè l’immagine di se stesso. Ma proprio per questo, nel momento in cui il sogno è crollato e lui è un uomo finito, meglio far finire anche i figli, che altrimenti avrebbero dovuto vergognarsi di questo padre per tutta la vita”.

Una sorta di tragedia greca, insomma, in cui gli ideali giustificano omicidi e suicidi, in cui il volere del dio è più forte delle ragioni umane. “Gabriele Sorrentino è un uomo che ha vissuto per gli altri ma con l’idea che gli altri volessero da lui una performance grandiosa delle sue capacità. Questa tragedia ha una dinamica narcisistica, in cui il protagonista faceva tutto per l’altro, presupponendo però dall’altro una richiesta di performance. Non c’è possibilità di sentirsi perdonati dall’altro in questo caso: se si fallisce, si perde l’altro per cui si è vissuti, quindi meglio finire di vivere”.

Per maggiori informazioni, la Dottoressa Margherita Spagnuolo Lobb è disponibile al seguente recapito mail: margherita.spagnuolo@gestalt.it

 

You must be logged in to post a comment Login