Antonio da Sangallo il Giovane: profilo di una “archistar” e il suo rapporto con la Tuscia

Molti conoscono Antonio da Sangallo il Giovane, ma pochi sanno che è stato il primo architetto della storia ad incarnare il cliché del professionista famoso e di successo grazie anche ad una serie di lavori nella Tuscia per la famiglia Farnese

Ritratto di Antonio da Sangallo il Giovane ne Le Vite di Giorgio Vasari

di Francesco Moretti

Avete presente il termine “archistar” ? Questa parola è stata coniata nel libro “Lo spettacolo dell’architettura. Profilo dell’archistar” di Gabriella Lo Ricco e Silvana Micheli e si riferisce a quegli architetti famosi in tutto il mondo, come le rockstar e i protagonisti di riviste e copertine degli eventi mondani, dove spesso sono circondati da altri personaggi di successo ed importanza.

Sono sicuramente “archistar” gli italiani Renzo Piano, autore del Centro Georges Pompidou a Parigi e Massimiliano Fuksas di cui invece si segnala l’interessantissimo progetto di ampliamento del Cimitero di Orvieto.

Architetti di successo quindi, con studi formati da numerosi soci e dipendenti, al servizio delle più disparate committenze ma che tuttavia non esitano di dotare la loro produzione architettonica di una base teorica che fa di loro anche maestri e pionieri di modelli e riferimenti architettonici che, nel bene e nel male, faranno scuola per le generazioni future.

Pur essendo il termine “archistar” di recente ideazione è opportuno ricordare che quello dell’architetto famoso e di successo è un cliché sicuramente ben più datato che, recenti studi, individuano nella figura di Antonio da Sangallo il Giovane, infaticabile maestro del Rinascimento operante nella Tuscia.

Sangallo, il cui vero nome era Antonio Cordini, nacque a Firenze nel 1484, da padre artigiano, il quale, sin da piccolo, lo iniziò alla lavorazione del legno.

La parentela con due grandi architetti quali Giuliano da Sangallo e Antonio da Sangallo il Vecchio, fratelli della madre, lo porterà in seguito a lavorare a Roma andando così a formare con i suddetti la cosiddetta cerchia o banda sangallesca di cui faranno parte anche il fratello Battista, i cugini Aristotele e Francesco e altre figure minori.

Architetto capace di applicare le buone regole, Sangallo è anche abile nell’atto pratico e operativo ed è proprio grazie a queste sue capacità che seppe inserirsi alla perfezione nell’ambiente romano, dominato dalla politica degli alti prelati, dei finanzieri, dei curiali pronti a costruirsi palazzi e ville fastose servendosi del genio degli architetti all’epoca considerati più bravi e capaci.

Antonio da Sangallo fu infatti al servizio di Leone X, di Clemente VII e di Papa Paolo III Farnese che ebbe già modo di conoscere a Montefiascone, in qualità di Vescovo, prima dell’elezione al soglio pontificio.

L’attività nell’alto Lazio di Antonio, si concreta infatti grazie al mecenatismo della famiglia Farnese, per la quale lavorò dal 1512 al 1546 (anno della sua morte).

In questo arco temporale si inseriscono opere come la chiesa di Sant’Egidio a Cellere (1510-1513), la rocca di Capodimonte (1513-1515), la rocca di Montefiascone (1519), i due tempietti sull’isola Bisentina (1520), palazzo Farnese a Gradoli (1520 ca.), la chiesa di Montedoro (1523-1526) e la città di Castro (1537).

Tutte queste opere, così vicine nel tempo, dimostrano quanto fosse attivo e prolifico il lavoro progettuale svolto da Antonio da Sangallo il Giovane che, visti i tempi di lavoro limitati, costringeva il progettista sia ad affidarsi a tipologie architettoniche facilmente ripetibili, sia ad affidare l’esecuzione ad altri collaboratori come i già citati parenti, o a figure minori come il Mangone, il Baronino, l’Abaco, il Rosselli e il De Rossi.

Un modus operandi che lo ha reso richiestissimo e che ha fatto di lui una vera e propria “archistar” del suo tempo molto vicina a quella di un professionista dei nostri giorni, con studio, disegnatori, aiutanti e molteplice committenza.

La Tuscia ha avuto un ruolo fondamentale nella sua carriera (sia per numero di opere realizzate che per importanza delle stesse) ed ha fatto, per certi versi, anche da banco di prova per alcune delle sue architetture più importanti, a conferma del fatto che questo territorio, se opportunamente utilizzato può essere protagonista della storia e dello sviluppo del paese, grazie alla sua posizione geografica e alle bellezze che lo caratterizzano.


Tratto dalla rubrica “Lo spazio del nostro territorio” by RG

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