Salviamo i monumenti dell’isola Bisentina

Codice rosso per la Rocchina e la chiesa dei SS Giacomo e Cristoforo. Incuria e degrado prendono il sopravvento su questi gioielli del territorio. Il funzionario dei Beni Architettonici: “Sensibilizzare la stampa, la Regione Lazio e le istituzioni locali per aiutare la proprietaria a mantenere vivo questo sito, eventualmente con sbocchi occupazionali”

Cupola chiesa SS. Giacomo e Cristoro
Cupola chiesa SS. Giacomo e Cristoforo (clicca per ingrandire)

di Caterina Berardi

Una storia di cui non pensavamo di dovercene occupare, ma il diritto di cronaca in questo caso ha prevalso e ce l’ha imposto. Versano in condizioni di degrado perpetuo i monumenti architettonici presenti sull’isola Bisentina, unicum assoluti di chi apprezza l’arte nella sua espressione più alta. Stanno letteralmente cadendo a pezzi la chiesa dei SS Giacomo e Cristoforo e la Rocchina (tempietto dedicato a S. Caterina); un patrimonio che nel nostro territorio potrebbe incarnare il vero petrolio d’Italia, offeso dall’imbarbarimento del tempo e non solo.

Molte le segnalazioni dei fruitori del Lago che, scorrazzando in estate intorno all’isola Bisentina, hanno inviato alla redazione di RadioGiornale documenti fotografici che ne proverebbero il degrado, palesando in modo evidente l’estensione dei danni di questi monumenti, visibili da chiunque semplicemente si avvicini con una imbarcazione all’isola.

Un tempo la Bisentina – di proprietà del principe Giovanni Fieschi Ravaschieri del Drago – ha visto periodi migliori. Si poteva visitare e ammirarne i suoi antichi splendori, immergendosi in un contesto storico e naturalistico tanto da far commuovere l’anima. Si organizzavano stage per giovani musicisti e concerti di musica classica, una piccola oasi di paradiso. Successivamente con il passaggio di proprietà dell’isola alla nobildonna e sorella del principe, Angelica del Drago, l’incantesimo si spezzò. Gravi cedimenti strutturali a carico della chiesa con distacchi importanti dei cornicioni. E ancora, la copertura in piombo della cupola si è disgregata; la croce e il globo posti sulla sua sommità sono adagiati su un fianco. Con questi presupposti, in seguito, la Protezione Civile non autorizzò più gli sbarchi turistici. Il secondo monumento a pianta ottagonale della Rocchina, tempietto di S. Caterina (che si erge a picco sul Lago), mostra gravi lesioni alle tegole per lo più divelte dagli agenti atmosferici.

Tempietto Santa Caterina
La Rocchina, il tempietto dedicato a S. Caterina (clicca per ingrandire)

Riusciamo a raggiungere al telefono il funzionario di zona della Sovrintendenza Architettonica del Lazio, architetto Anna De Luca, che risponde così alla segnalazione: “Sono a conoscenza di questa situazione, pur essendo stata assegnata da poco a questa zona. Sicuramente ne parlerò al nostro dirigente. In passato so che qualche amministratore si era interessato, in sinergia con la proprietaria, per muoversi nella direzione di ottenere dei finanziamenti europei, con tutte le difficoltà del caso. Questa è una vicenda eclatante. Purtroppo i tagli alla cultura applicati dal governo centrale non ci permettono di fare molto. Sono consapevole delle urgenze per l’isola Bisentina, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto architettonico, nonché gioiello naturalistico. Bisognerebbe cercare di sensibilizzare la stampa, la Regione Lazio e le istituzioni locali per aiutare la proprietaria a mantenere vivo questo sito, eventualmente con degli sbocchi occupazionali”.

Ricordiamo che il codice unico dei Beni Culturali infatti prevede, per i proprietari privati in possesso di beni architettonici, l’obbligo di mantenere, curare e proteggere i beni in oggetto. Laddove però il privato non provveda, anche per motivi di impossibilità economica, deve intervenire lo Stato attraverso la Sovrintendenza Architettonica.


Tratto dalla rubrica “Tesori Impossibili” by RG

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