Selva del Lamone: dopo 70 anni la verità sul bombardiere americano

Dopo la recente ricostruzione della vicenda di un bombardiere B-17 caduto nel Lago di Bolsena, il ricercatore storico Mario Di Sorte oggi svela i particolari sconosciuti della storia di un quadrimotore caduto a Farnese, all’interno della Selva del Lamone nel lontano 1944

di Mario Di Sorte

Dopo la ricostruzione storica della vicenda di un bombardiere B-17 caduto nel Lago di Bolsena, un’altra storia dimenticata e sconosciuta nei suoi dettagli, oggi emerge dalle nebbie del tempo e viene svelata nella sua pienezza. Una vicenda di guerra che si incrocia con altri episodi apparentemente scollegati tra loro.

Mario Di Sorte, incontrando una signora di Farnese, Erminia Sabatini, tredicenne all’epoca dei fatti, viene a conoscenza di un episodio di guerra appassionante e drammatico. Alcuni soldati sudafricani, evasi da un campo di prigionia in Italia, il 3 novembre 1943 giungono nelle campagne di Farnese e la famiglia di Erminia, per nasconderli ai Tedeschi, mette a loro disposizione le grotte nei propri terreni di proprietà.

Il luogo del crash nella Selva del Lamone
Il luogo del crash nella Selva del Lamone

La vicenda dei soldati sudafricani si intreccia con quella dell’aereo della Selva.

Erminia racconta di un pomeriggio dei primi mesi dell’anno 1944, probabilmente febbraio, quando gli evasi sudafricani, tra cui un altissimo ragazzone Robert Carter che chiamano Bobby, Alfred F.J. Crinall, Jan Bakuer e John Barnard di Città del Capo, vedono aprirsi nel cielo due paracadute e un aereo che sta precipitando nella Selva.

I quattro si dirigono verso il luogo dove stanno cadendo i due aviatori e la stessa sera sul tardi si presentano a casa dei Sabatini con un aviatore americano, un certo John.

Il ricercatore si incontra con il Dr. Diego Mantero, Direttore della Selva del Lamone e con il Dr. Antonio Baragliu, Dirigente Tecnico. Grazie alla loro cortese disponibilità gli vengono mostrate alcune parti ritrovate di un velivolo caduto nella Selva in un periodo imprecisato.

Il B-24 Liberator Twin Tails
Il B-24 Liberator Twin Tails

Analizzando le parti, egli nota che l’aereo a cui esse appartengono è indiscutibilmente un quadrimotore Consolidated B-24 Liberator, un bombardiere pesante delle Forze Aeree Statunitensi in uso durante la Seconda guerra Mondiale.

Ascoltando altri testimoni ha la conferma che a Farnese e dintorni, sono molti a essere a conoscenza di questo drammatico episodio di guerra, ma non essendo mai state fatte ricerche appropriate, è a tutti sconosciuta la data esatta dell’abbattimento dell’aereo, la sua provenienza e i nomi di chi c’era a bordo.

Appurato che trattasi di un B-24, bisogna ricercare tra quella tipologia di bombardiere tutti quelli non rientrati alla base tra la fine del 1943 e i primi mesi del 1944 e vedere se il luogo dove sono caduti è congruente con la Selva del Lamone.

La grossa ricerca condotta insieme alla propria moglie Enrica, permette l’identificazione dell’aereo e del suo equipaggio. Viene anche trovata una mappa delle forza aerea statunitense, con indicata un’area vicino Farnese come luogo dell’ultimo avvistamento del B-24.

MAPPA pag 9
Mappa della zona del crash

Ecco la storia ricostruita in tutti i suoi dettagli.

Il mattino del 3 marzo 1944, nell’ambito di una concentrazione di bombardamenti diretti su ponti ferroviari, stazioni e aeroporti in mano ai Tedeschi, 277 bombardieri alleati, le fortezze volanti B-17 e i B-24, decollano dalle basi intorno Foggia.

Il B-24H, numero di serie 42- 52255 della 15th Air Force, 454th Bomb Group del 736th Bomb Squadron, decolla dalla base aerea di San Giovanni (Amendola) per una missione di bombardamento sull’aeroporto di Canino, a sud ovest del Lago di Bolsena. Fa parte di una formazione di 36 velivoli suddivisi in due ondate di 18 aerei ciascuna che sganciano 25 tonnellate di bombe sull’aeroporto di Canino in provincia di Viterbo.

Per via della intensa nuvolosità sull’obiettivo, soltanto la metà di questi aerei riesce a sganciare le proprie bombe. Vengono danneggiati al suolo diversi caccia tedeschi e gli hangar. Numerosi crateri sono procurati dalle bombe cadute sulla pista anche se molte mancano il campo di aviazione. La formazione di bombardieri incontra una moderata e imprecisa azione di contraerea ma subisce un attacco da circa 12 caccia nemici, Messerschmitt 109 e Focke Wolf 190.

Alle ore 11,58 di quel 3 marzo 1944, tra Canino e Farnese, due caccia tedeschi attaccano i bombardieri. Gli equipaggi di alcuni aerei vedono che il B-24H # 42-52255 abbandona la formazione rilasciando una scia di fumo dietro di sé.

Il Macr del B-14
Il Macr del B-14

Il Comandante dell’aereo è il tenente William J. Goodwin Jr. da New Orleans, Louisiana, fanno parte del suo equipaggio il copilota tenente Daniel J. Blauston da New York, il navigatore tenente John G. Datz da Irwin in Pennsylvania, il bombardiere tenente John F. Crimmins da Boston, Massachussett, il tecnico sergente Walter C. Ryea da Swanton, Vermont, l’operatore radio sergente Lee A. Lecamu, da Morgan City, Louisiana, il mitragliere Wallace H. Cleveland da Jonesboro, Arkansas, il mitragliere frontale sergente Robert J. Cook da Lansing, Michigan, il mitragliere di coda sergente John M. AShby da St. Joseph, Missouri e il mitragliere della torretta ventrale Louis H. Zeller da Evart, Michigan.

Il loro B-24 con 10 uomini a bordo, è colpito 9 chilometri a sud ovest di Pitigliano, a 4.800 metri di quota, dal caccia tedesco pilotato dall’Uffz. Clemens Walterscheid del 3° Staffel, 2 Jagdgeschwader di base a Canino.

Dal quadrimotore danneggiato, il mitragliere sergente Wallace H. Cleveland si lancia col paracadute seguito subito dopo dal mitragliere di coda sergente John M. Ashby. Poco prima dell’impatto con il terreno un’esplosione precede lo schianto al suolo.

Di seguito le testimonianze raccolte dallo stesso ricercatore storico. 

P. Luigi Mezzabarba racconta dettagliatamente cosa vide quel giorno nel cielo di Farnese.

Era mezzogiorno quando l’allora giovane ragazzo osserva stupefatto il passaggio di una formazione di bombardieri e poi due caccia tedeschi salire di quota e dal basso colpire uno di quegli aerei. Lo osserva terrorizzato mentre perde quota e sembra cadere sulle case del paese. Poi l’esplosione, il fumo che sale dall’interno della Selva.

Il ricercatore Mario Di Sorte sul luogo del crash
Il ricercatore Mario Di Sorte sul luogo del crash

Luigi Fastarelli conosce benissimo quei luoghi perché il padre coltivava la terra e allevava animali all’interno della Selva. Egli conduce Mario Di Sorte sul luogo dell’impatto e descrive la scena che vide allora. Con loro c’è l’entusiasta Leonardo Mancini, un appassionato di aerei, di storia e archeologia, uno tra i primi ad avere recuperato parti importanti dell’aeroplano. Luigi ricorda perfettamente i momenti in cui vide un caccia tedesco levarsi dal basso e colpire un bombardiere. Si aprirono due paracadute e l’aereo, sceso di quota, si incendiò e parve esplodere a pochi metri dal suolo dove una parte brucerà per un paio di giorni. Poi la visione di corpi carbonizzati che poi alcuni dipendenti comunali porteranno al cimitero di Farnese, la coda dell’aereo distaccata e poggiata su un dosso poco distante, un aviatore morto rimasto appeso ad un albero con il paracadute impigliato tra i rami.

Renzo Ciavatta ci racconta del pietoso trasporto al cimitero di ciò che restava di quattro o cinque corpi carbonizzati degli aviatori e sua madre che fortemente impressionata, gli copre gli occhi per risparmiargli quella atrocità.

Nel maggio 1945 il sergente John M. Ashby viene liberato dal campo di prigionia tedesco, torna in patria e nel giugno viene interrogato presso il Quartier Generale della Army Air Force dove dichiara che a Barth in Germania, subito dopo la liberazione, ha incontrato il sergente Wallace Cleveland. Ashby e Cleveland sono gli unici sopravvissuti all’abbattimento del B-24.

Ashby racconta la sua storia.

Dopo il lancio col paracadute John Ashby tocca terra nei paraggi del relitto e, prima di scappare via aiutato da un italiano e da alcuni sudafricani evasi che erano nascosti nelle terre della famiglia Sabatini, vede che l’aereo è spaccato in tre parti distanti tra loro. Il pianale di coda è rimasto intero.

Vede il comandante Goodwin 30 metri davanti ai rottami dell’aereo, ha delle bende inserite all’interno della sua maschera per l’ossigeno, il navigatore John Datz, a suo dire probabilmente ferito, è insieme ai rottami del muso dell’aereo. Il mitragliere Robert Cook, che dovrebbe essersi lanciato dall’aereo prima dell’impatto, si trova a 150 metri dietro ai rottami del piano di coda.

John Ashby nota un paracadute aperto vicino alla parte anteriore dell’aereo, alcuni civili italiani estraggono due paracadute da quei rottami, uno è aperto e molto danneggiato dalle fiamme, l’altro non è stato aperto.

Gli evasi sudafricani e alcuni italiani gli riferiscono che sugli anelli dell’imbracatura del paracadute di Robert Cook ci sono dei segni come se i ganci del pacco che lo contiene fossero stati spezzati.

Gli dicono inoltre che nelle vicinanze del relitto sono stati ritrovati quattro corpi senza vita, probabilmente degli aviatori americani e che sono stati sepolti nel cimitero di Farnese da alcuni Italiani che lavorano per l’esercito tedesco.

Ashby dichiara infine che il 3 marzo 1944 si è lanciato col paracadute prima che l’aereo cadesse a 5 Km. a nord-est di Farnese e inoltre che il 5 marzo 1944, due giorni dopo l’abbattimento, ha visto Robert James Cook morto a 150 metri dietro la coda dell’aeroplano.

In questi due giorni Ashby è stato nascosto nelle grotte della famiglia di Erminia e Nazzarena Sabatini insieme ai due soldati sudafricani che lo hanno soccorso.

Dall'archivio della chiesa per fucilati
Dall’archivio della chiesa per fucilati

Questo è l’intreccio della vicenda.

“Bobby” Robert Carter geniere del South African Engineer Corps e il soldato “Alfred” F.J.Crinall della Rand Light Infantry South African Forces, sono i due sudafricani che il 3 marzo 1944 aiutarono Ashby a mettersi in salvo. Il 4 giugno 1944 vengono arrestati, torturati e poi fucilati dai tedeschi il 6 giugno 1944 insieme a Antonio Ridolfi di 19 anni, di Ischia di Castro, dopo essere stati costretti a scavare la loro fossa.

Esistono due diverse spiegazioni per questo episodio. La prima, la più accreditata, è che Bobby, dopo avere palesemente festeggiato con gente del posto l’arrivo a Roma degli Alleati, trovandosi nella piazza del paese, abbia chiesto a un soldato tedesco di accendergli la sigaretta. Nel piegarsi in avanti, il soldato scorge una pistola sotto l’ascella del giovane. Altra versione, il tradimento ad opera di un noto fascista locale che li denunciò e fece arrestare mentre i giovani si recavano a Farnese.

In ogni caso l’arresto, le sevizie, gli interrogatori e l’epilogo già noto e inoltre una strana coincidenza: il giovane Tonino Ridolfi è il figlio di Francesco Ridolfi che ospitò nelle proprie terre a Ischia di Castro i sudafricani appena evasi dal campo di prigionia e li tenne fino al 3 novembre 1943.

Adesso i due soldati sudafricani sono sepolti nel cimitero di guerra del Commonwealth Britannico di Bolsena.

Il 3 marzo 1944, nell’abbattimento del B-24 caduto nella Selva del Lamone, perirono 8 aviatori americani. I sergenti Ashby e Cleveland furono presi prigionieri e tornarono in patria alla fine della guerra.

La lapide del Comandante William Goodwin
La lapide del Comandante William Goodwin in Louisiana

Il comandante William J. Goodwin Jr. è sepolto nel Greenwood Cemetery, New Orleans, Louisiana.

Il co-pilota Daniel G. Blauston nel New Jersey e John G. Datz all’Arlington National Cemetery, Virginia

John F. Crimmins dopo la guerra venne portato presso il Cimitero di guerra americano di Firenze insieme a Lee A. Lecamu e Robert J. Cook.

Walter Clayton Ryea è sepolto nel Riverside Cemetery, Swanton, Vermont.

Louis H. Zeller nel Forest Hill Cemetery, Evart, Michigan.

 


NOTE AGGIUNTIVE

Con il contributo del Nucleo sommozzatori dei Vigili del Fuoco di Viterbo proseguono le ricerche per recuperare altre parti del B-24. A breve, una stele verrà posta nel luogo in cui è caduto il velivolo per commemorare gli aviatori. Nei locali già esistenti all’interno della Selva, dove saranno esposti tutti i reperti ritrovati, si sta allestendo una esposizione fotografica- documentale che ricostruisce l’intera vicenda e la contestualizza.

La Selva del Lamone è un’area protetta situata nella provincia di Viterbo al confine con la Toscana, 2030 ettari nel territorio del comune di Farnese. Possiede un inestimabile patrimonio naturalistico, un incantevole paesaggio vulcanico, una foresta inestricabile di alberi monumentali e con naturali esempi di preesistenze archeologiche. Una chiesa romanica, Santa Maria di Sala, a breve visitabile dopo la appena conclusa esecuzione dell’opera di consolidamento e riqualificazione.

SELVA DEL LAMONE SETTEMBRE 2014 036
Foto di gruppo dei ricercatori del B-24 alla Selva del Lamone

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