Un aereo a quota meno 90: chi furono i pionieri del ritrovamento nel ’44 del B17 americano nel Lago di Bolsena?

1960: Ennio Falco, Cesare Olgiai, Fausto Sara e Alberto Novelli sulle tracce del Flying Fortress. Una storia forse nascosta, cancellata e dimenticata. Chi furono i veri pionieri del ritrovamento del B-17 americano inabissatosi nel gennaio 1944 nelle profondità del Lago di Bolsena? 

testata viterbese
1960: Una testata viterbese locale pubblicò l’articolo del ritrovamento

di Caterina Berardi

Su questa testata ci occupammo del caso del rocambolesco ritrovamento del velivolo americano per opera della Scuola Sub Lago di Bolsena, che venne abbattuto nel gennaio del ’44 dalla contraerea tedesca. Lo stesso ritrovamento, ha permesso alla squadra di ricercatori subacquei, di esporne solo la torretta con le due annesse mitragliatrici, presso la nuova ala del museo territoriale di Bolsena. Ma chi furono i primi a individuare il velivolo sommerso?

Erano 4 sommozzatori italiani, ritenuti, per la subacquea mondiale dell’epoca, i più esperti del settore: Ennio Falco, Cesare Olgiai, Fausto Sara e Alberto Novelli, incaricati di procedere alla ricerca del relitto del B-17 da un’organizzazione americana che si occupava in tutto il mondo del ritrovamento dei resti dei caduti della seconda guerra mondiale, la “Grave Registration Commission”. Tre di loro (Novelli, Falco e Olgiai) avevano stabilito il record mondiale di immersione con autorespiratore ad aria a -131 mt. nel 1959. Oggi effettuare immersioni nel Lago a -92 mt, è un’impresa, figurarsi a quei tempi. A questa profondità la temperatura del Lago è costantemente per tutto l’anno di circa 7 gradi, e fino ai -30 metri non supera mai i 9 gradi. Il buio è totale e si può eccezionalmente avere un po’ di penombra fino agli 80 metri di profondità. Nel 1960 non esistevano mute stagne che potessero alleviare il freddo, non c’erano miscele che consentissero di lavorare più agevolmente a quelle profondità, non c’erano computer per pianificare l’immersione e le relative vitali decompressioni; infine non c’erano i modernissimi sistemi a circuito chiuso che ottimizzano e migliorano l’effetto dei gas respirati.

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La pubblicazione del 1960 nella rivista “Sesto Continente”

Oggi le immersioni a quelle quote si effettuano non più respirando semplice aria come nel 1960, ma utilizzando delle miscele di ossigeno, elio e azoto che rendono le immersioni in profondità più sicure. Nonostante le condizioni estremamente difficili dell’epoca, nel 1960 Falco, Olgiai, Sara e Novelli effettuarono più di 40 immersioni sul relitto del B-17, la cui torretta è ora esposta al Museo Territoriale del Lago di Bolsena, individuando per primi il velivolo. Questa è la storia, questi i fatti.

Ma ci si pone il dubbio ormai legittimo, di come la storia di questi 4 subacquei valorosi, possa essere stata dimenticata, spazzata via senza appello alla memoria. Eppure, chi oggi si accredita il merito del primato del ritrovamento, non ha fatto i conti con le cronache storiche. Onore alla memoria, onore alla storia, sebbene, il lavoro encomiabile svolto dalla Scuola Sub Lago di Bolsena, merita di essere messo in evidenza, per il risultato conseguito. Ebbene, un articolo comparso nell’ottobre del 1960, di questa eroica impresa fu pubblicato sulla rivista “Mondo Sommerso”, all’epoca Sesto Continente, e una testata viterbese locale lo riporta passo dopo passo.

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1960: I 4 sommozzatori durante il ritrovamento nel Lago di Bolsena
Articolo d'epoca sul B-17 (1)-3
1960: Le manovre di recupero

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